Agnese Caffi
Agnese Caffi con la macchina fotografica tra le calli di Venezia

Ciascuno sia una storia
INEDITA
che dopo tanta fatica e ricerca, sia felice di raccontare

Sono nata nel 1985, in una vecchia cascina, lontana dal mondo, senza comodità, da un padre filosofo e agricoltore, da una madre artista e artigiana. Sapeva di fatica la vita, fatica e fieno.
Che si portava alle mucche ogni mattina, quando si mungeva il latte e verso sera, mi sembra di ricordare. Ricordo poco. Ma intensamente.
Finché questa sfumata poesia non è finita. Il grano, la macina, il fieno, la ghiaia, volati via, in un giorno.
La mia famiglia si era trasferita.
Ma niente si perdeva, veniva trasformato dai miei occhi da bambina, tracciato nei miei disegni, era carburante per gli spettacoli che creavo per il quartiere, era sentimento che diventava i testi che scrivevo.
Con la fatica di crescere, di cercarmi un posto nel mondo e presto un lavoro, studiavo al liceo artistico di Cremona.

Dovevo fare da sola, prima di sei figli.
Ma un filo continuo mi conduceva e non mi faceva perdere, era l’Arte, ovvero la mia essenza.
Non trovavo altro interesse e non sapevo cosa farmene del resto, se non guardarlo da quel punto di vista, quello più alto, andando ad abitare su quel piano, in soffitta.

L’arte è un ultimo piano, una soffitta nascosta, sorvola il pratico della vita, le sue questioni, riempiendola come un palloncino, di aria e anima, di ricerca infinita.
Poi c’è il resto sì, imparare a camminare, senza una mappa, in un mondo di strade strette e orizzonti celati.

Finché un giorno, occhi chiusi, il dito cade sulla mappa.
Cornovaglia.
Sono scesa dalla soffitta, ho lasciato tutto, preparato uno zaino, leggero finché non vi ho infilato Dostoevskij, Delitto e castigo.
Sono partita.
Perché oltre l’arte avevo scoperto il mio modo di camminare nel mondo, avevo scoperto come rompere i confini stretti. Avevo scoperto di saper viaggiare e di amare così la vita.

Dopo dieci mesi il ritorno e la prosecuzione degli studi, prima di moda, poi l’Accademia d’Arte, mentre lavoravo tra sartorie, atelier e illustrazioni per l’infanzia.

A Brera, recitando, ho riscoperto l’amore per la regia.
Così ho creato il mio primo cortometraggio. Pulchritudo.
E poi ancora, Poema.
Era bellissimo. Coinvolgere artisti, cercare posti, creare testi, costumi, fare riprese.

Il mio lavoro fluiva e ogni cosa arrivava.

Nel mentre ecco il matrimonio, due figlie, mentre ancora studiavo. Il trasferimento in Svizzera e altre due figlie.

Da quando sono mamma niente è più come prima e creare è molto più pieno ora che quando accade lo faccio tra il baccano e le varie interruzioni.

Intanto piano piano, tra la scoperta dell’essere madre, il dono più grande, vivo di arte, per loro e per il mondo ho creato continuamente. Vivo tra i miei scarabocchi di matita e carboncino, poesie nascoste, articoli per giornali, libri d’arte, stoffe e vestiti, costumi per spettacoli, danza contemporanea, recitazione, un poema epico che non so quando finirà.
Ho immaginato universi, fiabe, costruito giochi, realizzato cortometraggi, uno di questi proiettato nell’aula del Senato Italiano, costruito molte tele per i miei e i dipinti delle bimbe che mi hanno re-insegnato da capo l’arte.

Ma più di tutto, ho immaginato una scuola, una scuola per chi è neurodivergente e ha più bisogno di imparare. E il suo compimento spero sia la prossima storia da raccontare.

E poi la fotografia.
Quella fotografia che sa di soffitta e viaggio. La mia intimità e il mio modo di stare al mondo.

Maturata con il susseguirsi di esperienze con Steve McCurry. Il grande maestro che incarna il viaggio e la fotografia che meglio lo rappresenta. Camminavo al suo fianco con la macchina in mano, con gli occhi accesi ogni volta che valeva la pena tentare lo scatto. Le settimane trascorse al suo fianco mi hanno fatto scoprire la mia fotografia.

Infine, con le primogenite, Luce e Petra, ho creato un piccolo Circo, Circo Sentimento e preso sede in via Besso 44, a Lugano, dove ho anche aperto una piccola Accademia d’Arte, Pulchritudo, per condividere tutto questo vissuto con chi vuole venirmi a trovare. Il posto è splendido, una vecchia fabbrica di cioccolato del 1800, che sa di vissuto, c’è anche una torretta, che sa di soffitta. È aperto all’Arte e alla Cultura e sta per nascere una sartoria che darà vita agli abiti del Circo Sentimento.

Creeremo tanti altri spettacoli, come Incantata che abbiamo già portato in giro, in una cascina, nel suo fienile, per me il luogo più bello dove tornare.
Per raccontare.

Natura morta con peonie rosa e foglie di eucalipto su un tavolo di legno
Ph. Agnese Caffi